







Sale l’incertezza sugli scambi commerciali a causa dell’avvio della guerra dei dazi. A testimoniarlo è la ricerca dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese che ha misurato in 28 miliardi di dollari il valore dell’applicazione dei dazi ad opera degli Stati Uniti e in 26 miliardi di euro il valore delle contromisure messe in atto dalla Commissione europea.
Le reciproche rappresaglie stanno attivando una pericolosa escalation della guerra commerciale che potrebbe essere arginata qualora di aprisse un tavolo di trattativa con gli Stati Uniti, come già ipotizzato a novembre 2024 dalla Presidente della BCE Lagarde. In questa direzione, un segnale positivo arriva dall’annuncio, dato giovedì scorso in audizione dal Commissario per il commercio e la sicurezza economica dell’UE Maros Sefcovic, dell’entrata in vigore a metà aprile delle contromisure dell’UE annunciate il 12 marzo, un termine che dà più tempo per negoziare e cercare di trovare una soluzione reciprocamente accettabile. Il negoziato potrebbe includere gli acquisti di energia, di prodotti per la difesa e di tecnologie digitali. Occorre ricordare che gli USA sono il primo fornitore di gas naturale liquefatto dell’Unione europea. Inoltre, come documentato dalla Commissione europea nella strategia europea per la difesa il 63% delle acquisizioni nel settore della difesa da parte degli Stati membri dell’UE tra l’inizio della guerra di aggressione della Russia e il giugno 2023 è stato effettuato presso gli Stati Uniti. Infine, secondo i dati di Banca d’Italia della bilancia tecnologica, gli Stati Uniti sono il principale paese di origine delle importazioni di tecnologia, pari a 3,1 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 2,3 miliardi del 2022.
I rischi del protezionismo potrebbero rivelarsi maggiormente negativi nell’area dell’euro, caratterizzata da un’economia aperta agli scambi internazionali. Nelle previsioni della BCE di marzo la crescita dell’export nell’Eurozona è dello 0,8%, in rallentamento rispetto al trend del 2024 (+0,9%) e dimezzata rispetto alle previsioni di dicembre 2024 (+1,6%). Di conseguenza, si registra un ritocco al ribasso della crescita del PIL reale nell’area dell’euro di 0,2 punti percentuali sia nel 2025 che nel 2026. Secondo l’analisi della BCE una tariffa statunitense del 25% sulle importazioni europee ridurrebbe la crescita dell’area dell’euro di 0,3 punti percentuali nel primo anno, equivalente ad una minore crescita di 45,5 miliardi di euro del PIL a prezzi correnti dell’area euro.
Secondo le previsioni dell’Ocse di marzo per i paesi del G20, i paesi maggiormente colpiti dai dazi USA registrano una minore crescita nel 2025 e hanno subito le revisioni al ribasso del tasso di variazione del PIL. A fronte di una crescita mondiale del 3,1%, il Canada registra una crescita del PIL di +0,7% con una revisione al ribasso di 1,3 punti, Italia con una crescita del PIL di +0,7% e una revisione al ribasso di -0,2 punti, Germania con crescita del PIL a 0,4% e una revisione al ribasso di 0,3 punti e il Messico che cade in recessione (PIL a -1,3%) dopo la revisione al ribasso di 2,5 punti percentuali.
Le ricadute sulla congiuntura e sul quadro macroeconomico dei cambiamenti in corso negli equilibri geopolitici e commerciali mondiali saranno al centro del webinar (riservato alle imprese del Sistema Confartigianato) che si terrà lunedì 31 marzo 2025, dalle ore 11.30 alle 13.00 per la presentazione del 33° Report su trend economia, congiuntura e MPI, ‘Le prospettive per economia e imprese di fronte ai nuovi equilibri globali’, predisposto dall’Ufficio Studi in collaborazione con la Direzione Politiche Economiche. Inoltre, nel corso del webinar saranno esaminati gli effetti della politica monetaria su prestiti e investimenti e le tendenze della finanza pubblica, anche in relazione al nuovo piano per la difesa avviato dall’Unione europea. Saranno esaminate le evidenze sulla complessa fase ciclica della manifattura, con l’aggiornamento sulla crisi della moda e della meccanica, sull’evoluzione dei settori dell’edilizia, dei servizi e del turismo e le più recenti tendenze del mercato del lavoro.